
We continue the serie of interviews with international street-artists, this is the time of Göla, a character who is “came from the world of fairy tales” that decided to paint the world with its bright colors and imaginative forms.
Because of the strange language here with this elf is expressed, there is no English translation, you can try google translate but it’s better that you learn his language!
INFART: Ciao Göla, ci conosciamo da un pò di anni, ma chi sta per leggere questa intervista penso sicuramente sia curioso di capire chi sei, da che mondo arrivi … hai voglia di presentarti brevemente?
GÖLA: Che posso dirti amigo mio, arrivo dal mondo delle favole come tu ben sai!.,. Mi piace pensare che con il maggigo mondo dell’ arte mi sono incontrato per la prima volta quando ero ancora bambino, quando facevo disegni sui fogliacci di casa con i colori a spirito ed i pastelli. Andando a spulciare tra quei disegni ho notato che il mio immaginario odierno si poteva gia scorgere in quei segni infantili. In realtà poi la mia traiettoria ha avuto uno sviluppo nel percorso istituzionale del sistema artistico, nel senso che ho frequentato il liceo artistico a Ravenna, per poi approdare all’Accademia di Belle arti di Bologna. Durante questo percorso mi sentivo denaturato, come forzato ad un approccio creativo che non mi apparteneva, sai quando ti insegnano la bella maniera al liceo o quando all’ accademia il professore vuol convincerti che una certa poetica è inadeguata… Durante quegli anni ero in forte disaccordo con l’istituzione, sebbene oggi riconosco di avere appreso nozioni che sono state preziose per la generazione del mio stile personale; ero alla ricerca della mia forma, fu cosi che il quarto anno di accademia lo passai a Barcellona grazie al progetto Erasmus, e li mi scontrai con la potenza del panorama Street art che imperava in ogni dove per le strade del centro e delle periferie di Barna. Uno stile libero, “colorato”, ma anche naif alle volte dagli echi infantili, era il 2004, mi ritornano alla mente immagini di Chupet, Pez, Lollo, Chanoir, Zosen, Galo, la Percha, Kram, Pyu, e altri ancora…Oltretutto in quegli anni stavo praticamente vivendo con Ueia Lolta, ed anche il suo modo ed il suo immaginario condizionarono molto il mio segno, per anni.
Oggi posso dire che il mio modo di esprimermi ha trovato un equilibrio tra i tecnicismi accademici e la ricerca per la forma semplice e di impatto del primo periodo a barcellona, i continui viaggi e le fascinazioni dei diversi stili cosi conosciuti (non solo del mondo dell’arte murale) hanno fatto il resto.
Guardando il tuo lavoro, spesso cerco di capirne il significato, vedo colori e forme, riempimenti particolari (peli, punti, linee, squame,.. ) tutto questo mi ricorda un qualcosa di organico, riconducibile alla natura…
Spiegami un pò il tuo immaginario, quello che vuoi trasmettere a chi si trova davanti ad un tuo lavoro.
Il mio campo di indagine preponderante è il rapporto tra l’essere umano ed il resto della biosfera, le relazioni che questi ha con e sul resto della vita sul nostro pianeta in termini di sfruttamento ma anche di fascino ancestrale verso le diversità ed i “poteri” della natura. Il mio immaginario è nutrito sia dalla denuncia degli orrori della vivisezione, dell’evoluzione assistita, dall’ industria genetica, che dai poteri totemici delle divinità animali che ancor oggi dopo secoli di cultura religiosa monoteista esercitano un certo potere sulle menti umane; la cultura dell’”altro” del mostro dell’ultraumano, il mutante… I miei impasti figurativi sono molto spesso delle mappe, delle allegorie minate di simboli che vogliono portare l’attenzione del fruitore verso uno o più messaggi, ogni elemento della composizione ha un preciso rimando metaforico ed ha una sua funzione nella lettura dell’opera in toto.
Ultimamente ti stai muovendo abbastanza: Brasile, Canada, New York, Barcellona, vedo sia disegni sui muri che installazioni, come funziona il tuo lavoro quando ti sposti, quali sono le priorità che ti dai nei tuoi viaggi ?
Ultimamente mi sento fortunato, perchè sto viaggiando (che è la mia grande passione, nonché l’unico modo per placare la sete di conoscenza e soddisfare la voglia di salterellare del mio spirito elettrico) invitato a sviluppare un progetto da diverse associazioni o identità. Per esempio il prossimo dicembre ritornerò in Brasile, nella città di Curitiba, per lavorare a quella che secondo me sarà una bellissima esposizione chiamata HIBRIDO incentrata sul mio lavoro e quello del mio amico Auma, un creativo di Curitiba, una mostra che comprenderà quadri, pitture murali e installazioni di grande formato.
Nei miei transiti cerco sempre di regalare al luogo che mi ospita le emozioni che la nuova avventura genera in me sotto forma di murales o installazioni extemporanee generate con materiali incontrati lungo il cammino e non, ma soprattutto cerco di dedicare tutto il tempo che posso all’avventura stessa, alla scoperta di mondi nuovi al farsi permeare dai colori, le sensazioni, le forme, le persone, che popolano l’habitat del luogo, perché si sa come diceva anche Joe Strummer: “No input, no output”.
Un’installazione che mi è piaciuta tantissimo è quella dei nidi sistemati sui tetti in Canada ..
Mi racconti come ti sei organizzato, come è nata quest’opera?
Dunque quel pezzo era nato a livello embrionale grazie ad un progetto che avevo steso in forma cartacea quando presentai l’adesione per la residenza artistica del periodo primaverile al centro EST NORD EST di Saint-Jean-Port-Joli, un piccolo centro urbano sulle rive del Saint Laurent non lontano da Quebec City. Il progetto immaginava di trasformare visualmente il paese in un prototipo di agglomerato urbano del futuro in cui esseri umani e animali possano convivere in una situazione urbana appunto. Quando mi invitarono a realizzare il progetto mi resi conto che il paesino era perfetto per il mio intervento ed era gia incline a quest’idea, nei cortili delle abitazioni molto spesso ri ritrovavano abbeveratoi per uccelli e dispenser per scoiattoli, era facile scorgere le marmotte nei ritagli di terra tra una casa e l’altra, sebbene le connessioni tra gli stessi umani non erano cosi vivaci…
Fu divertente cimentarsi nella creazione utilizzando materiali del luogo, ricordo che andai al limitare del bosco dinnanzi casa di Denis, il maestro di laboratorio, a collezionare grandi quantità di un arbusto infestante simile al Sanguinello in compagnia del mio machete, ero un vero tagliaboschi del nord, ah ah ah. Con quegli arbusti costruì poi il nido; nella stessa residenza realizzai anche un’ altra scultura, un altro sauropode dei boschi che chiamai Sauropode Silvestre. Il progetto prevedeva la creazione di una ventina di animali fantastici da dislocare in vari punti del paese per dare al passante la sensazione di stare in una macro installazione, ma aimè il tempo non me lo concesse, la residenza era di 2 soli mesi, spero di ritornare sul progetto un giorno.
Come affronti l’ambiente della galleria? Quali sono i temi che vuoi proporre ad un pubblico per una mostra?
Direi che i temi che mi guidano sono sempre gli stessi con la differenza che il fruitore della galleria è un fruitore gia predisposto ad un input, con un bagaglio di digestioni artistiche più voluminoso alle spalle, quindi la risposta al pezzo è distinta, nel bene e nel male.
Hai avuto delle influenze in campo artistico, chi ti ha ispirato, in che modo ?
Sicuramente l’influenza maggiore sulla creazione della mia poetica è stata determinata dalla scelta di divenire vegetariano quando avevo 16 anni (fu una gestazione attraverso il 15° anno di età, in quell anno decisi di togliere un animale alla volta dalla mia dieta dal più grande ,la mucca al più piccolo la vongola, e al compimento del sedicesimo anno mi trovai ad esser vegetariano, ma questa è un’altra storia).
Non posso negare che da un punto di vista concettuale/ideologico più che formale la scoperta del filone della Transgenic Art mi aprì un mondo, e penso ad artisti come il collettivo Tissue Art and Culture o lo stesso Eduardo Kac sebbene condivida solo in parte il suo operato, o ancora pittori come Alexis Rockman, o Frank Moore, ma come ripeto da un punto di vista più ideologico.
In una certa misura credo di essere stato stimolato anche dall’immaginario gore e dalla grafica di certe band grindcore specialmente quelle dell’etichetta Relapse Record, e dalle immagini al microscopio, dalle tavole mediche, ma anche dall’illustrazione anni 70 e 80 per bambini, mi piacevano molto i Barbapapà, e Siamo Fatti Cosi, ve lo ricordate vero?
Si sicuramente i cartoni animati hanno avuto una grossa influenza su di me, quando ero piccolo ne facevo scorpacciate, da quelli di Walt Disney a quelli giapponesi, dai contemporanei ai retrò; i miei genitori avevano uno studio di fotografia nel paesino in cui abitavamo, e ricordo che clandestinamente vendevano vhs pirata, quindi il materiale filmico non mancava a casa mia in un periodo in cui quasi nessuno dei miei amici possedeva un videoregistratore in casa, per me quindi era un immagini surreali a go go.
Influenze…credo che ogni singola esperienza ed ogni immagine assorbita più volte nel corso della vita influenzi il tuo modo di costruire un immagine se sei un creativo, che siano immagini di cartellonistica o dei grandi autori studiati a scuola o scoperti in galleria o ancora immagini sacre delle culture antiche o la scoperta di un nuovo tipo di albero che non avevi mai visto prima.
Credo però che le vere influenze che determinarono il riarrangiamento del mio stile figurativo, soprattutto nel periodo che segue la fine del mio percorso accademico, sono derivate dal lavorare insieme agli amici.
Penso che il mio approccio artistico fu fortemente influenzato dalle conoscenza e dalle esperienze di vita passate insieme a vari personaggi, ci fu chi mi influenzò a livello grafico come Zosen, chi nell’ emozione del creare il segno come Kenor, chi nella scelta delle icone visionarie come Ueia Lolta, chi ancora per l’espressione libera dagli schemi come Pyu, e ancora Otica e Tom14 e……..
Amici 1000,, c’è da imparare sempre,,,
Xtravagance Core, cos’è ?
Xtravagance Core è un progetto che porto avanti parallelamente a Göla, alle volte i due progetti convergono nella creazione di installazioni o performance specifiche.
Xtravagance Core è un collettivo/band che ho fondato nel 2005 insieme al mio amico Tosgh (a.k.a. Lord Brugard) che lavora sullo spaesamento percettivo sia in campo visivo che sonoro, con un approccio scanzonato e colorato. È un progetto che si nutre delle estetiche delle sottoculture do it yourself (punk, noise, grind…) che fonde con paesaggi e sonorità provenienti da altre sottoculture scelte a“random”, tipo: disco, walzer, polka,samba, musica balcanica, canzoni per bambini… in una sperimentazione sonora che noi chiamiamo Zap Core. Come dicevo il progetto Xtravagance Core unisce alla componente musicale anche quella visiva, lavoriamo principalmente su costumi e scenografie che si rifanno ad un estetica a metà tra il saggio teatrale di fine anno delle scuole elementari e i Muppet/Power Rangers in atmosfere non-sense di colori caleidoscopici.
Ultimamente abbiamo lavorato alla produzione di 2 spettacoli “musical”: “La Caduta delle Babylon Towers”: un’allegoria tra le torri gemelle e la torre di Babilonia in cui la scena clue è un combattimento di wrestling tra mostri di cartone colorato! Ah aha
e “Carnevality”: l’avventura altisonante del piccolo Tibody, un giovane alieno che gli Xtravagance aiuteranno a scappare dalle fameliche grinfie de L.E.F.B.I. ,e ritrovare la strada di casa (in teoria ah ah ) una storia di mutazioni, o meglio dette digievoluzioni di mostri, grandi scenografie, e guerre di coriandoli.
Nel corso degli anni il progetto si è nutrito di varie collaborazioni e formazioni distinte, poi ha trovato la sua dimensione in una formazione da 4 elementi, io, Tosgh, Dudankamion e Sibbode.
Ora stiamo lavorando sulla creazione del nuovo dvd con gli ultimi lavori video ed audio, avrà l’aspetto di una raccolta di videoclip inediti per i nuovi temi e video documentazioni delle ultime performance e concerti, stiamo pensando di aggiungere anche un cd di sola musica per chi volesse fruire della parte audio.
Comunque per chi volesse esaminare materiale audio, video o fotografico circa il progetto lo puo trovare su www.myspace.com/xtravagancecore o su Facebook nel profilo Xtravagance Core.
Quali sono i tuoi prossimi progetti ?
Nell’immediato futuro tornerò a Barcellona il mese prossimo per un’action painting con gli amici del vecchio collettivo “Los Martinez”, poi a novembre seguirò gli andamenti della mostra itinerante Artaq un premio internazionale di street art che mi ha selezionato.Ma soprattutto come dicevo alcune righe fa a dicembre me ne torno in Brazil per lavorare sulla mostra Hibrido, non vedo l’ora!!!! Vi annuncio brevemente anche che durante l’aprile del 2011 sarò a Parigi con la terza tappa del PROYECTO RITUAL (www.proyectoritual.blogspot.com) un progetto itinerante che sto vivendo con i miei fratelli stregoni di Barcellona, Kenor, Zosen, H101. La brujeria vive!!
C’è qualcosa che vuoi dire, qualcosa che non ti è stato chiesto con questa intervista ?
Vorrei aggiungere solo una cosa, e la gente che conosco che sta leggendo queste righe forse lo avrà gia capito,…….. 50 ammmigo!!!
ah aha ha , gente sognate,e seguite i vostri sogni, vivete intensamente perchè la vita è adesso e qui, come dicevano qualche decennio fa, fatelo, spero di incontrarvi nei miei pellegrinaggi per queste terre, Powa!
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Interview by Diego Knore